Leggings a “Chilometro Zero”

In una delle mie ultime lezioni è arrivata una ragazza, ci presentiamo e subito dopo mi chiede se c’era un posto dove poteva cambiarsi. La cosa più normale del mondo quando vai in un posto a praticare, ma in quel momento per me era quasi scontato che non ce ne fosse la necessità, dentro la mia testa ormai non c’è più bisogno di cambiarsi, meglio essere pronti allo yoga in qualsiasi momento: ”Ma come non vivi in leggings anche tu?” le dico. Ridiamo, poi le mostro lo spogliatoio: questo sconosciuto! Da quando ho iniziato a praticare e ad insegnare yoga non prendo più molto in considerazione altri capi d’abbigliamento. Il numero di jeans nell’armadio si è ridotto per far spazio a leggings di diverse fogge, lunghezze, colori e materiali, più o meno sportivi.

Ma da dove vengono questi tanto amati ed odiati Leggings, perchè si chiamano così? Chi sarà stato l’inventore?
Allora faccio una piccola ricerca su internet e scopro che col termine inglese leggings o pantacollant, meno comunemente panta-calze (questi venivano usati dai soldati, che li portavano sotto la divisa), si intende un tipo di indumento aderente, indossato appunto sulle gambe.

audreyhepburn
L’inventore è italiano e nascono negli anni ’50, dallo stilista Emilio Pucci, il quale crea un pantalone affusolato che chiama fuseaux (da “fuso” per la forma che donano alla figura femminile). Con l’avvento delle fibre elasticizzate, il modello con passante elastico sotto la pianta del piede (detto anche “staffa”) lanciato da Pucci negli anni Sessanta si diffuse anche in ambito sportivo, soprattutto nello sci, nella danza e nella ginnastica. Diverranno famosi grazie a Audrey Hepburn nelle versioni capri, con la lunghezza fra il ginocchio e la caviglia e successivamente anche da Madonna (grande amante e praticante di ashtanga vinyasa yoga) che li indossa negli anni ’80 per il film Cercasi Susan disperatamente.

Madonna
Ma io me li ricordo questi fuseaux con la staffa sotto il piede, me li comprava la mamma quando andavo a danza o in palestra, soprattutto quelli di Robe di Kappa. Mi son sempre piaciuti, evidentemente li associo a momenti piacevoli, ore felici passate fra sport e sudate memorabili, produzione di endorfina e quella sensazione di estrema soddisfazione che tutti noi abbiamo dopo una bella pratica di yoga o un bell’allenamento.
La mia indagine sui leggings non finisce qui; marche e brand famosissimi spopolano nel mondo dello yoga. Nike ha recentemente dichiarato di puntare sul womenswear, per combattere la concorrenza sempre più agguerrita del marchio di fitness Lululemon, sperando di portare il segmento donna a pesare nel 2020 per oltre il 28% sul fatturato totale. Ah però!

Ad ogni modo la lista delle “yoga marche” potrebbe andare avanti per parecchio, ma sono da sempre rimasta un amante del chilometro zero e quindi qualche settimana fa ho iniziato a cercare il leggings made in Italy ed ho trovato su Instagram quello che cercavo: Yoga-go! il brand milanese creato ed ideato da Paola de Simone.

Yoga-go! @Opus Balance

Paola è una praticante di yoga, costumista e stylist, con Yoga-go! ha unito la sua passione per lo yoga e molteplici competenze acquisite nella sua vita. Il suo brand veste le appassionate di Yoga, le sportive ma anche tutte coloro che vorranno indossare i capi quotidianamente in altri contesti. Vengono utilizzati e scelti materiali funzionali allo sportswear tra Lycre e microfibre di qualità, che sembra di muoversi in un barattolo di olio d’oliva. Il suo stile è divertente e sexy, usa colori vivaci ed è un prodotto interamente realizzato in Italia in un laboratorio artigianale.
Le ho scritto su Instagram e la sua risposta è stata tempestiva ed estremamente accogliente. In realtà non mi aspettavo che il contatto virtuale sarebbe stato così amichevole, in fondo stavo pur sempre scrivendo ad un negozio on-line; ed invece ho percepito da subito che avrei acquistato un prodotto con un’anima. Paola mi ha aiutata nella scelta della taglia e ha seguito la mia spedizione; tutt’altro che una transazione fredda ed impersonale.
Che dire, viva il made in Italy e gli acquisti che promuovono storie, idee e passioni.
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